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Le buone pratiche


Una delle funzioni svolte dal Gruppo di Lavoro del Laboratorio è, come troviamo scritto nel Protocollo d'intesa tra la Provincia di Potenza ed il Comune di Rionero, "promuovere la raccolta documentale delle buone pratiche a livello regionale, nazionale e internazionale, sia per quanto riguarda le soluzioni progettuali che le metodologie, i processi e i programmi di progettazione utilizzati". In questa sezione del sito, perciò, forniremo una banca dati delle buone pratiche che più si addicono alle realtà locali della Provincia di Potenza.

La raccolta delle buone pratiche è suddivisa per aree tematiche alle quali si può accedere dal menù a destra.
Ogni area tematica contiene un elenco delle buone pratiche delle pubbliche amministrazioni e dei cittadini (ossia alcuni suggerimenti su ciò che ognuno di noi può fare per l'ambiente) e il materiale informativo per approfondire l'argomento.
Il materiale, in quest'ultimo caso, è liberamente tratto dal manuale Condomini sostenibili - Istruzioni per l'uso della collana "Manuali Ecoidea", ideato dallo "Sportello Ecoidea" della Provincia di Ferrara.

Ma prima di addentrarsi nelle aree tematiche è utile precisare cosa s'intende con l'espressione "buona pratica".

Che cos'è una buona pratica?
"Buona pratica" è la traduzione dell'espressione inglese "best practice", coniata nei primi del '900 nell'ambito del business management per indicare "un'idea manageriale che asserisce l’esistenza di una tecnica, un metodo, un processo o un'attività, che sono più efficaci nel raggiungere un particolare risultato, di qualunque altra tecnica, metodo, processo, ecc". (tratto dal sito Wikipedia alla voce best practice). Con l'andare del tempo, l'espressione ha preso piedi nei più disparati campi del sapere e ha perso la sua valenza prettamente aziendale. Oggi infatti per "migliore pratica" s'intende più genericamente un''esperienza significativa o dai migliori risultati, un modello da proporre e da seguire.

Che cos'è una buona pratica ambientale?
L'espressione "buona pratica ambientale" compare per la prima volta in ambito europeo. Il primo riferimento legislativo, infatti, si fa risalire alla Direttiva del Consiglio del 1976 concernente l'inquinamento provocato da certe sostanze pericolose scaricate nell'ambiente idrico della Comunità (Dir. 76/464/CEE). Più recentemente gli organi Comunitari hanno messo ordine alla materia e così, come ci ricorda il portale GELSO, ossia la banca dati sulle buone pratiche, "per definire il concetto di Buona Pratica, possiamo rinviare ad alcune definizioni utilizzate in documenti di lavoro predisposti nel 1997 dalla DG Ambiente, in fase di progettazione della propria Banca Dati e della rete integrata di data base della Commissione Europea". (tratto dalla pagina definizione di buona pratica del portale GELSO).
Una buona pratica ambientale, dunque, è "un’azione, esportabile in altre realtà, che permette ad un Comune, ad una comunità o ad una qualsiasi amministrazione locale, di muoversi verso forme di gestione sostenibile a livello locale”. Inoltre "si considera buona" prosegue il portale GELSO "una pratica che corrisponda all’idea di sostenibilità". Quindi la buona pratica rimanda al concetto di sviluppo sostenibile così come è stato definito per la prima volta dal cosiddetto Rapporto Brundtland, il documento rilasciato nel 1987 dalla Comissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo dell'ONU (WCED): "lo Sviluppo sostenibile" si legge nel Rapporto "è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni" (Rapporto Brundtland, UNCED, 1987).

 
 
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